CATERINA ARCURI

la memoria ha valore sia quando è rappresentabile con un pieno che con un vuoto.

Caterina Arcuri nasce a Catanzaro.

 

È docente di pittura all’Accademia di Belle Arti.

 

Negli anni ’90 propone opere che accolgono molteplici linguaggi – dalla pittura, alla fotografia, dalla performance, al video – individuando quello che, di volta in volta, le consente di esprimersi in modo sempre peculiare.

Nel 2014, in occasione della personale Fonti alla galleria traleVolte di Roma, realizza per la prima volta una installazione in dialogo con l’architettura e il luogo, formula che pur divenendo, poi, la sua cifra espressiva, risulta in continua evoluzione e diversificazione.

Il tempo – nel suo scorrere in avanti o all’indietro e nelle sue stratificazioni attraversabili – e la memoria, sono le principali direttrici della sua ricerca.

Nella ricerca di Caterina Arcuri, la ceramica si è fatta largo, diventando uno dei suoi materiali d’elezione. dopo le bianche foglie che sintetizzano la poetica dell’attraversamento nella pratica della riflessione nell’arte, della contemplazione nella vita,

le sue bianche teste mostrano l’andamento oscillante dell’esistenza, nel rapporto complesso tra Io e Altri.

Il volto indefinito non è l’annullamento dello sguardo; né è la cifra dell’indicibilità la non convergenza reciproca dei volti delle testine. Non è una relazione mancata, ma un allargamento dello e nello spazio circostante, per mezzo della virtualità del riflesso; della relazione nel riconoscimento del fruitore, che viene inglobato nell’opera.

Immerse nei rispettivi pensieri, ma pronte all’ascolto al di fuori di sé, le bianche teste sono la presenza dell’essere e dell’esserci. Attestano la disarmante verità dello stato di contingenza e di contingente reciprocità, che non possiamo negare.

Nel rapporto con l’alterità, tra le pieghe del vedere e dell’esser visto, veniamo al mondo e lo conosciamo per ciò che è: un luogo potenzialmente infinito, fatto di volti – apparentemente distanti – che ci osservano; volti attraverso i quali la nostra identità si esplica nella sua piena trascendenza, nella sua libertà di essere per/con gli altri.

Nel 2011 è stata invitata alla 54ª Biennale di Venezia, Padiglione Italia-Calabria.

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