Era il 1928 quando Virginia Woolf, affermava, in occasione di un ciclo di conferenze, che “se una donna vuole scrivere romanzi deve avere del denaro e una stanza tutta per sé”. Le riflessioni della Woolf accendono ancora oggi i riflettori su questioni di indiscussa attualità, relative al gender e alla divergenza di opportunità, ma ancora estremamente controverse e ardue da dipanare.

Le contingenze del periodo storico che viviamo, amplificate da fatti non ignorabili, la ricorrenza del mese di marzo che riporta attenzione sulle donne, insieme ai tanti movimenti di denuncia della condizione femminile, non sono certo marginali né vogliono essere ignorati o sminuiti. Ma al centro di questa mostra, non si vuole porre la complessità delle dinamiche e delle criticità, non si vuole avere la presunzione di tentare di dipanare il bandolo della matassa, né di annunciare verità.

Al contrario, la “stanza tutta per sé” presa in prestito da Virginia Woolf come titolo della mostra, vuole essere spazio di riflessione, opportunità per volgere lo sguardo su un dedalo di pensieri e di possibilità. Non è luogo di costrizione e di ghettizzazione, né riporta l’immagine di denuncia degli “uomini che bevono vino e le donne acqua”, per parafrasare la Woolf.

In questa sede specifica, la femminilità, come l’arte, non vuole essere vista come confine. Diversamente, nell’epoca del post-post human, del transgender e della società liquida di Zygmunt Bauman, può sembrare anacronistico parlare di polarità. Voler dare evidenza alla donna nell’arte, o porre in antitesi maschile e femminile può condurre senza riserve nella trappola degli stereotipi che ingannano e confondono.

Possiamo pensare alla definizione di un’arte femminile? Definire ha origine da fines, che sta ad indicare un limite, e pertanto una distinzione capace di creare separazione. Mentre l’arte, di qualsiasi genere essa sia, si muove su un terreno con frontiere late, illimitate, fatto di compenetrazioni e contaminazioni. In fondo, non c’è del maschile nelle donne e del femminile negli uomini? Il conflitto non genera forse conflitto e, come diceva Simone De Beauvoir, il pensiero forte non nasce da dialogo tra i sessi?

Eloisa Saldari

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