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BACC2014

GIANNIASDRUBALI

Nel mio lavoro il supporto non ha interesse specifico, il materiale deve essere annullato. Se avviene questo allora è giusto, accade lo spazio: un corpo di spazio pieno e immediato, pieno di vuoto certo, ma pieno. Sia si tratti di una parete, di una tela, di una plastica o come in questo caso di una ceramica, non c'è differenza, tutto è smaterializzato, è il risultato che conta. L'affermazione di un'idea che chiude l'opera. Così, credo sia in tutta l'arte non rappresentativa non citativa, in tutta l'arte voglio dire dove la comunicazione non avviene attraverso una rappresentazione del proprio immaginario, ma per identità. Una identità che si autocostruisce sul limite, dentro un processo conoscitivo e contraddittorio tra affermazione e negazione, nel punto più estremo: l'inizio. In questo processo di realtà accade una forma non pensata prima, non progettata ma generata, autogeneratasi. Una forma che è al tempo stesso antiforma e quindi priva di composizione, dove l'equilibrio è tutto interno alla tensione generata dal vuoto.

Per quanto riguarda la ceramica devo dire che la cosa è stata del tutto casuale. Mi sono trovato alla bottega Gatti per una committenza, all'inizio un po' di incertezza ma poi mi si è chiarito subito che non dovevo intervenire sulla terra fresca ma sul già cotto e poi ricuocere di nuovo per fissare l'azione. Una azione di svuotamento, dove il vuoto è la partenza, lo spazio è la chiusura.

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